Chissà

Chissà

di Chiara l’EditorA

Ti sei ritrovato lì, a terra, intorno a te il nulla. Quel nulla assurdo, fatto di luce e di gente che ti cammina attorno senza vederti e tu lì, sempre più impalpabile in mezzo a tutti quei rumori. Gli occhi bruciano, la gola è arida, il petto ti scoppia.

Tutto è stretto, soffocante, perfino quel maglione due taglie più grandi. Ti guardi intorno, cerchi uno sguardo complice ma non c’è. Tutti guardano altrove, tutti distolgono lo sguardo. Sei la loro coscienza. Sei ciò che sarebbero potuti essere ma non lo sanno o forse sì e proprio per questo si girano dall’altra parte.

Oggi fa freddo ma tu senti caldo, un caldo intenso al braccio, un dolore liquido, bollente e rovente. Non sai cosa stia succedendo e con gli occhi lo chiedi, neanche tu sai a chi. Non parli, non ne sei ormai capace o forse non lo sei mai stato. Chi può dirlo… Sei esistito davvero? Hai avuto anche tu una vita, un amore, un cane o un affetto? Hai avuto le tue notti eccitanti di bambino? Hai guardato fuori la neve che cadeva? Hai abbracciato stretto stretto qualcuno con la speranza che quel momento non finisse mai?

Provi a bere un po’ di vino dal cartone ma l’arsura non passa. Vuoi piangere, vuoi urlare. Vuoi tante cose che non farai e lo sai.

Ti rannicchi. La gente inizia a scemare.

C’è sempre meno gente in giro e tu sei lì, con i tuoi occhi rossi che guardi. Già, ma cosa guardi. Niente. Non guardi più niente. Hai gli occhi sgranati che guardano l’indifferenza altrui. Uno sguardo di speranza e di dolore che rimarrà così, finché qualcuno non te li chiuderà, quegli occhi.

Te ne sei andato, attorcigliato in quel maglione due taglie più grandi e in quel giubbotto che puzza di piscio, lasciato chissà da chi tra quelle auto poco più avanti. Te ne sei andato e, chissà quando, qualcuno se ne accorgerà. Forse domattina, quando arriverà il portiere e cercherà di svegliarti per farti togliere dal portone -per il decoro!-.

Sei morto come sei nato. Sei morto come tanti e come tanti altri moriranno.

Dirà il dottore che sei morto di infarto. Chissà se avresti riso dell’essere morto senza aver fatto la vita di bagordi che si associano spesso a questi eventi.

Chissà.

By | 2016-12-14T22:49:22+00:00 14 dicembre, 2016|Contributi|0 Comments

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